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Vino, boom dell’export ma cala il consumo interno
Il vino italiano mette le ali e nel 2010 registra un “boom” delle esportazioni, con un incremento del 10 per cento sull’anno precedente e un fatturato sui mercati globali stimato oltre i 3,5 miliardi di euro.

 
Per i vitivinicoltori si tratta di una decisa boccata d’ossigeno, visto che sul mercato interno i consumi languono. Ai livelli altissimi dell’export, infatti, fa da contraltare un calo delle vendite in Italia, soprattutto sul fronte del prodotto sfuso, con una diminuzione complessiva compresa tra il 2 e il 3 per cento. I dati arrivano dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della manifestazione “Italian Wine Week” organizzata a New York dall’Istituto per il  commercio estero. Gli Stati Uniti quest’anno sono diventati il nostro primo mercato di sbocco, tanto che il 33 per cento del vino importato negli Usa è italiano. Ma l’export è praticamente raddoppiato anche verso paesi come la Cina e la Russia. Ecco perché è forse giunto il momento per avviare nuove e più efficaci strategie per il settore, realizzando iniziative promozionali che esaltino in tutto il mondo la qualità del nostro prodotto e diano un’immagine positiva e propositiva del vino nazionale e delle sue specificità territoriali. “Ma per farlo – rileva la Cia – occorre superare l’eccessiva frammentazione della filiera, la scarsa vocazione all’interprofessionalità e la competitività esasperata che spesso penalizza i piccoli produttori sui grandi. Bisogna evitare di muoversi in ordine sparso, per vincere occorre un’azione sinergica comune, una strategia ad hoc più moderna e soprattutto unitaria”. Considerando, poi, che il vino rappresenta uno dei principali pilastri del sistema agroalimentare “made in Italy” con una produzione di oltre 45 milioni di ettolitri all’anno e un fatturato totale che si avvicina ai 13 miliardi di euro. Allo stesso tempo bisogna lavorare per recuperare i consumi interni, che in quindici anni sono drasticamente calati. Dal 1995 al 2009 il consumo pro capite di vino è passato da 55 a 43 litri. E la colpa, forse, è anche nella facile criminalizzazione del prodotto, che ha portato spesso a confondere il consumo di vino (che, se bevuto con moderazione e regolarmente, fa bene alla salute come del resto viene confermato da studi scientifici) con l’abuso di alcool. Ma non basta. I vitivinicoltori, alle prese con i prezzi delle uve in caduta verticale e con costi in costante crescita, vanno sostenuti con maggiori semplificazioni e  riduzioni del carico burocratico. “È necessario correggere il malfunzionamento del mercato interno – sostiene ancor ala Cia – promuovendo iniziative di filiera sulla base di governance diffuse, favorendo una maggiore aggregazione tra le imprese del comparto e soprattutto stringendo relazione più strette con la Grande distribuzione organizzata, che ormai detiene oltre il 50 per cento della commercializzazione di vino in Italia”.

Cristiana Pumpo
c.pumpo@oliovinopeperoncino.it

Fonte © Oliovinopeperoncino Per Gentile concessione

   
 

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