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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
"FIANO DI AVELLINO" DOC

 

DECRETO 18 luglio 2003
Riconoscimento della denominazione di origine controllata e garantita
del vino «Fiano di Avellino», approvazione del relativo disciplinare
di produzione, e revoca della denominazione di origine controllata
del vino «Fiano di Avellino».
IL DIRETTORE GENERALE
per la qualita' dei prodotti agroalimentari
e la tutela del consumatore
Vista la legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante nuova disciplina
delle denominazioni di origine dei vini;
Visti i decreti di attuazione, finora emanati, della predetta
legge;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n.
348, con il quale e' stato emanato il regolamento recante disciplina
del procedimento di riconoscimento delle denominazioni di origine dei
vini;
Vista la legge 27 marzo 2001, n. 122, recante disposizioni
modificative ed integrative alla normativa che disciplina il settore
agricolo e forestale;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978 con
il quale e' stata riconosciuta la denominazione di origine
controllata del vino «Fiano di Avellino» ed e' stato approvato il
relativo disciplinare di produzione, e successive modifiche;
Vista la domanda presentata, tramite la regione Campania, dalle
organizzazioni di categoria (Federazione provinciale coltivatori
diretti di Avellino, Confederazione italiana agricoltori di Avellino
ed unione provinciale agricoltori di Avellino) in data 15 marzo 1999
intesa ad ottenere il riconoscimento della denominazione di origine
controllata e garantita del vino «Fiano di Avellino», gia'
riconosciuta come denominazione di origine controllata con il citato
decreto presidenziale 27 aprile 1978;
Visto, sulla sopracitata richiesta di riconoscimento, il parere
favorevole della regione Campania;
Viste le risultanze della pubblica audizione, concernente la
predetta istanza, tenutasi in Avellino il 13 dicembre 2002, con la
partecipazione di rappresentanti di enti, organizzazioni di
produttori ed aziende vitivinicole;
Visti i lavori e la documentazione della commissione delegata per
la regione Campania per l'accertamento del «particolare pregio»;
Visti il parere favorevole del Comitato nazionale per la tutela e
la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni
geografiche tipiche dei vini sulla citata domanda e la proposta del
relativo disciplinare di produzione del vino a denominazione di
origine controllata e garantita «Fiano di Avellino» pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 87 del 14 aprile 2003;
Vista l'istanza presentata da una azienda agricola tesa ad ottenere
correzioni al disposto dell'art. 6 della proposta di disciplinare di
produzione del vino di che trattasi, per quanto attiene le
caratteristiche dell'immissione al consumo;
Considerato che non sono pervenute, nei termini e nei modi
previsti, istanze o controdeduzioni da parte degli interessati
avverso il parere e la proposta di disciplinare sopra citati;
Ritenuto pertanto necessario doversi procedere al riconoscimento
della denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di
Avellino» ed all'approvazione del relativo disciplinare di produzione
del vino in argomento, in conformita' al parere espresso ed alla
proposta formulata dal sopracitato comitato;
Decreta:
Art. 1.
1. La denominazione di origine controllata del vino «Fiano di
Avellino», riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica
27 aprile 1978, e' riconosciuta come denominazione di origine
controllata e garantita ed e' approvato, nel testo annesso al
presente decreto, il relativo disciplinare di produzione.
2. La denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di
Avellino» e' riservata al vino che risponde alle condizioni ed ai
requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione di cui al comma 1
del presente articolo le cui misure entrano in vigore a partire dalla
vendemmia 2003.
3. La denominazione di origine controllata «Fiano di Avellino» deve
intendersi revocata a decorrere dalla entrata in vigore del presente
decreto, fatti salvi tutti gli effetti determinati.
Art. 2.
1. I soggetti che intendono porre in commercio, a partire gia'
dalla vendemmia 2003, il vino a denominazione di origine controllata
e garantita «Fiano di Avellino» provenienti da vigneti non ancora
iscritti ma aventi base ampelografica conforme alle disposizioni
dell'annesso disciplinare di produzione, sono tenuti ad effettuare ai
competenti organi territoriali - ai sensi e per gli effetti dell'art.
15 della legge 10 febbraio 1992, n. 164 - la denuncia dei rispettivi
terreni vitati ai fini dell'iscrizione provvisoria dei medesimi
all'apposito albo, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione
del presente decreto.
2. I vigneti gia' iscritti all'albo dei vigneti del vino a
denominazione di origine controllata «Fiano di Avellino» devono
intendersi iscritti al nuovo albo dei vigneti del vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di Avellino».
3. Ai soli fini dell'iscrizione di cui ai commi precedenti ed in
deroga a quanto esposto nel precedente art. 1, le disposizioni
concernenti l'annesso disciplinare di produzione decorrono dalla data
di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
Art. 3.
1. Ai vini a denominazione di origine controllata «Fiano di
Avellino» che alla data di entrata in vigore dell'annesso
disciplinare di produzione trovansi gia' confezionati o in corso di
confezionamento in bottiglie o in altri recipienti di capacita' non
superiore a 5 litri, e' concesso, dalla predetta data, un periodo di
smaltimento:
di dodici mesi per il prodotto giacente presso ditte produttrici
o imbottigliatrici;
di diciotto mesi per il prodotto giacente presso ditte diverse da
quelle di cui sopra;
di ventiquattro mesi per il prodotto in commercio al dettaglio o
presso esercizi pubblici.
2. Trascorsi i termini sopra indicati, le eventuali rimanenze di
prodotto confezionato nei recipienti di cui sopra, possono essere
commercializzate fino ad esaurimento, a condizione che, entro
quindici giorni dalla scadenza dei termini sopra stabiliti, siano
denunciate alla camera di commercio competente per territorio e che
sui recipienti sia apposta la stampigliatura «vendita autorizzata
fino ad esaurimento», ovvero su di essi sia riportato l'anno di
produzione delle uve, ovvero l'indicazione che trattasi di prodotto
ottenuto dalla vendemmia 2002 o di anni precedenti, purche'
documentabili.
3. Per il prodotto sfuso, cioe' commercializzato in recipienti
diversi da quelli previsti nel primo comma, il periodo di smaltimento
e' ridotto a sei mesi. Tale termine e' elevato a dodici mesi per le
eventuali rimanenze di prodotto destinato ad essere esportato allo
stato sfuso e per quelle che i produttori intendono cedere a terzi
per l'imbottigliamento.
In tal caso, dette rimanenze devono essere denunciate alla camera
di commercio competente per territorio entro quindici giorni dalla
scadenza del termine di sei mesi. All'atto della cessione, le
rimanenze di cui trattasi, devono essere accompagnate da un attestato
del venditore convalidato dallo stesso ufficio che ha ricevuto la
denuncia, in cui devono essere indicati la destinazione del prodotto,
nonche' gli estremi della relativa denuncia.
Art. 4.
1. Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce
per il consumo vini con la denominazione di origine controllata e
garantita «Fiano di Avellino» e' tenuto, a norma di legge,
all'osservanza delle condizioni e dei requisiti stabiliti
nell'annesso disciplinare di produzione.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 18 luglio 2003
Il direttore generale: Abate
Allegato
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEL VINO A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA E GARANTITA «FIANO DI AVELLINO»
Art. 1.
La denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di
Avellino» e' riservata al vino che risponde alle condizioni e ai
requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Art. 2.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Fiano
di Avellino» deve essere ottenuto dalle uve provenienti, in ambito
aziendale, dal vitigno Fiano per un minimo dell'85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve
provenienti dai vitigni Greco. Coda di Volpe bianco e Trebbiano
toscano, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o
congiuntamente, fino ad un massimo complessivo del 15%.
Art. 3.
La zona di produzione delle uve destinate alla produzione del
vino a denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di
Avellino» comprende l'intero territorio amministrativo dei seguenti
comuni della provincia di Avellino: Avellino, Lapio, Atripalda,
Cesinali, Aiello del Sabato, S. Stefano del Sole, Sorbo Serpico,
Salza Irpina, Parolise, S. Potito Ultra, Candida, Manocalzati,
Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, S. Angelo
a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Monteforte Irpino,
Ospedaletto D'Alpinolo, Montefalcione, Santa Lucia di Serino e San
Michele di Serino.
Art. 4.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla
produzione del vino a denominazione di origine controllata e
garantita «Fiano di Avellino» devono essere quelli tradizionali della
zona e comunque atte a conferire alle uve e ai vini derivati le
specifiche caratteristiche di qualita'.
Sono pertanto da considerare idonei ai fini dell'iscrizione
all'albo dei vigneti, unicamente i vigneti collinari e di buona
esposizione. Sono esclusi i terreni di fondovalle umidi e non
sufficientemente soleggiati.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di
potatura devono essere quelli tradizionalmente usati nella zona e
comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei
vini.
E' vietata ogni pratica di forzatura.
Per i reimpianti e i nuovi impianti i vigneti dovranno avere una
forma di allevamento verticale, la densita' di impianto non potra'
essere inferiore ai 2.500 ceppi per ettaro.
La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura
specializzata per la produzione del vino a denominazione di origine
controllata e garantita «Fiano di Avellino» non deve essere superiore
alle 10 tonnellate.
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per
ettaro di vigneto in coltura promiscua dovra' essere calcolata
rispetto a quella specializzata, in rapporto all'effettiva superficie
a vigneto. A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli,
la produzione globale dovra' essere riportata, purche' la stessa non
superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra stabiliti.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di Avellino»
un titolo alcolometrico volumico minimo naturale dell'11,00% vol.
Art. 5.
Le operazioni di vinificazione e di elaborazione del vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di Avellino»,
devono essere effettuate nell'ambito del territorio amministrativo
della provincia di Avellino.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche
leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro peculiari
caratteristiche.
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo,
non deve essere superiore al 70%. Oltre tal limite per tutta la
produzione decade il diritto alla denominazione di origine
controllata e garantita.
L'arricchimento dei mosti o dei vini aventi diritto alla
denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di Avellino»
deve essere effettuato alle condizioni stabilite dalle norme
comunitarie e nazionali. Fermo restando la resa massima del 70%
dell'uva in vino.
Art. 6.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Fiano
di Avellino» all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle
seguenti caratteristiche:
colore: giallo paglierino piu' o meno intenso;
odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico;
sapore: armonico;
acidita' totale minima: 5,0 g/l;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
E' facolta' del Ministero delle politiche agricole e forestali,
con proprio decreto, modificare i limiti sopra indicati per acidita'
totale ed estratto non riduttore.
Art. 7.
L'indicazione della denominazione di origine controllata e
Garantita «Fiano di Avellino» puo' essere accompagnata dalla menzione
tradizionale di origine classica «Apianum». Tale menzione dovra'
figurare in etichetta con caratteri tipografici non superiori alla
meta' di quelli utilizzati per indicare la denominazione di origine
controllata e garantita.
Art. 8.
E' vietato usare assieme alla denominazione di origine
controllata e garantita «Fiano di Avellino» qualsiasi qualificazione
aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi
compresi gli aggettivi:
extra, fine, superiore, scelto, selezionato, classico, riserva
e similari.
E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano
riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati, non aventi
significato laudativo o tali da trarre in inganno l'acquirente.
E' consentito altresi', nel rispetto delle normative vigenti,
l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano
riferimento a comuni, frazioni, aree, zone e localita', vigneti,
poderi, tenute e fattorie, incluse nella zona di produzione e dalle
quali effettivamente provengono le uve da cui il vino cosi
qualificato e' stato ottenuto.
Sulle bottiglie del vino o altri recipienti del vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Fiano di Avellino»
deve figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
E' consentita l'immissione al consumo del vino a denominazione di
origine controllata e garantita «Fiano di Avellino» esclusivamente in
bottiglie o in altri recipienti di vetro di capacita' non superiore
ai 5 litri, muniti di contrassegno di Stato.
I recipienti di cui al comma precedente devono essere chiusi con
tappo raso bocca, di materiale al momento previsto dalla normativa
vigente, ad eccezione di quelli non superiori a 0,187 litri di
capacita', per i quali e' consentito l'uso di dispositivo di chiusura
a vite.

 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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