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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
COLLI ALBANI
D.O.C.

COLLI ALBANI
DOC
D.M. 26/Giugno/1992


Art 1
La denominazione di origine controllata “Colli Albani” è riservata al vino bianco che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Art 2
 Il vino a DOC “Colli Albani” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Malvasia bianca di Candia, localmente detta Malvasia rossa fino massimo del 60%
Trebbiano toscano, Trebbiano romagnolo, Trebbiano giallo e Trebbiano di Soave, da soli o congiuntamente dal 25 al 50%
Malvasia del Lazio, localmente nota come Malvasia puntinata dal 5 al 45%
Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve dei vitigni a bacca bianca raccomandati o autorizzati per la provincia di Roma, presenti nei vigneti fino ad un massimo del 10%, con esclusione delle uve dei vitigni della varietà Moscato.

Art 3
 Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata, che comprende in tutto i territori amministrativi comunali di:
Ariccia Albano
Ed in parte quelli di:
Roma Pomezia Castel Gandolfo Lanuvio
Tutti in provincia di Roma.
Tale zona è così delimitata:
in prossimità della riva del lago di Albano, alla confluenza dei confini comunali di Albano e Castel Gandolfo (quota 519), la linea di delimitazione segue il confine di Castel Gandolfo in direzione nord-ovest fino ad incrociare, in località Montanaccio, la retta passante per le quote 325 (località Pascolato) e 337 (località Montanaccio); scende lungo tale retta ed il suo prolungamento, sino alla sponda del Lago e prosegue lungo la riva verso sud fino ad incontrare la quota 293 all’altezza del centro abitato di Castel Gandolfo. Da quota 293 raggiunge in linea retta quota 426, in direzione di Castel Gandolfo che attraversa verso sud-ovest per incontrare, all’uscita, la strada che passa tra la villa Torlonia ed il seminario dei Gesuiti Bernesi, prosegue lungo tale strada sino ad incontrare la via Appia (strada statale n. 7) al km 23,250 e poi sulla medesima in direzione nord-ovest incrocia il confine comunale tra Castel Gandolfo e Marino seguendolo, in direzione sud-ovest, sino al suo incrocio con la Nettunense (strada statale n 207), lungo questa via scende verso sud sino ad incontrare, in località Pavona, il confine di Albano che segue in direzione ovest. Seguendo sempre tale confine comunale raggiunge, presso la località Egidi, la strada che conduce ad Albano; il limite prosegue per tale strada verso ovest, fino ad incrociare la via che conduce al Colle della Certosa e lungo questa ed il suo proseguimento raggiunge il punto di confluenza tra il fosso di Santa Maria La Fornarola ed il fosso di Paglian Casale, da qui seguendo una linea retta, in direzione nord, raggiunge il fosso dei Preti ( 500 metri prima che questi si congiunga verso est con il confine di Marino), segue tale fosso verso ovest ed il suo proseguimento, che prende il nome di fosso di Casale Abbruciato, sino a raggiungere la linea ferroviaria Roma-Napoli lungo la quale discende verso sud, sino all’incrocio con la strada di Valle Caia, che segue sino al km 6,100 (località Casale Valle Caia); da qui seguendo il sentiero in direzione sud raggiunge il fosso di Valle Caia, che segue nella stessa direzione sino a quota 68 sul fosso delle Vittorie per poi raggiungere il fosso Pescarella a circa 500 metri dal casale omonimo, risale lungo il fosso di Torre Bruno sino ad incrociare la strada fosso di Tor di Bruno che percorre per intero sino a raggiungere via Montagnano;
scende verso sud lungo questa strada per circa 150 metri e, all’angolo del Casale dell’Ovile, raggiunge la strada delle Scalette che percorre verso est fino ad incontrare il fosso Campoleone all’incrocio tra le province di Roma e Latina, risale poi lungo tale confine fino alla strada ferrata della linea Roma-Napoli; prosegue per tale confine verso est, sino all’incrocio con la via di Anzio a quota 128 in prossimità del km 13,000. Segue la strada provinciale che dalla Nettunense porta a Lanuvio e superata quota 162 di circa 250 metri, incrocia, sul lato sinistro, la strada dei Vinciguerra, che percorre per circa 300 metri fino a raggiungere il fosso dell’Acqua Chiara ad ovest di Valeri. Discende detto fosso fino alla briglia di Vimmercati, e percorrendo la strada della Cellettara raggiunge la strada consortile di Monte Giove Vecchio, che segue verso nord (circa 300 metri) e poco dopo aver superato l’ingresso del Casale di San Giovanni, all’altezza della stradina di Giuseppe Urazi o Spadino, devia verso nord-ovest, e con una linea retta in direzione dell’elettrodotto esistente, si congiunge con la strada comunale di Monte Giovo Nuovo e quindi al confine comunale di Ariccia. Segue verso nord il confine comunale di Ariccia sino ad incrociare, presso la sorgente del Pescaccio, il confine comunale di Albano, prosegue lungo il medesimo in direzione nord fino alla sua confluenza con quello di Castel Gandolfo (quota 519).

Art 4
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOC “Colli Albani” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
E’ vietata ogni pratica di forzatura.
La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino a DOC “Colli Albani”, in coltura specializzata, non deve essere superiore a:
165 quintali/ettaro
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro in coltura promiscua deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie coperta dalla vite.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo.
Le uve destinate alla vinificazione del vino a DOC “Colli Albani” devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: 10,00%

Art 5
 Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell’interno della zona di produzione delimitata nel precedente art 3.
Le operazioni di elaborazione dei mosti o vini destinati alla produzione della tipologia “spumante” devono essere effettuate in stabilimenti siti nell’ambito della provincia di Roma.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, tradizionali della zona, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.
La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 70%.
Qualora la resa superi detto limite, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata.

Art 6
 Il vino a DOC “Colli Albani”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
Colli Albani:
colore: dal giallo paglierino al paglierino scarico;
profumo: vinoso, delicato;
sapore: secco o abboccato o amabile o dolce, caratteristico, fruttato
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%;
acidità totale minima: 4,50 grammi/litro;
estratto secco netto minimo: 16,00 grammi/litro;
Colli Albani spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino pallido;
profumo: fine, fruttato, delicato;
sapore: dal secco al semisecco, caratteristico, fruttato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50%;
acidità totale minima: 4,50%;
estratto esso netto minimo: 16,00 grammi/litro.
Il vino a DOC “Colli Albani” proveniente da uve che abbiano almeno:
titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,00%
e che venga immesso al consumo con un
titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,50%
può portare in etichetta la qualificazione “superiore” con l’obbligo di indicare l’annata di produzione delle uve.
E’ facoltà del Ministero dell’agricoltura e delle foreste di modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
La DOC “Colli Albani” può essere utilizzata per designare il vino “spumante” ottenuto con mosti o vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
La DOC “Colli Albani” può essere utilizzata per designare il vino “novello” ottenuto con mosti o vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti previsti dal presente disciplinare di produzione a condizione che il vino sia imbottigliato entro il
20 dicembre dell’annata di produzione delle uve.
Con l’obbligo di indicare l’annata di produzione delle uve.

Art 7
 nella presentazione e designazione del vino a DOC “Colli Albani” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, riserva, scelto, selezionati ed altri similari.
E’ consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
Le indicazioni tendenti a specificare l’attività agricola dell’imbottigliatore quali: viticoltore, fattoria, cascina, tenuta, podere ed altri termini similari sono consentite in osservanza delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia.
E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento ad unità amministrative, frazioni, aree, fattorie e località dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto, alle condizioni previste dal D.M. 22/aprile/1992.
Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a DOC “Colli Albani” può figurare l’annata di produzione delle uve, purché veritiera e documentabile.

Art 8
 Il vino a DOC “Colli Albani” con la qualifica aggiuntiva “superiore” deve essere confezionato in contenitori di vetro con chiusura con tappo di sughero e di capacità non superiore a litri 1,500.

Art 9
 Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata “Colli Albani” vini che non rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione è punito a norma degli art. 28, 29, 30 e 31 della legge n. 164 del 10/febbraio/1992.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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