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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
CELLATICA DOC

CELLATICA
D.M. 14/AGOSTO/1995
D.O.C.


Art 1
La denominazione di origine controllata “Cellatica” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
Art 2
I vini rossi a denominazione di origine controllata “Cellatica” e “Cellatica superiore” devono essere ottenuti dalle uve provenienti da vigneti iscritti all’apposito Albo dei vigneti di cui all’art. 15 della Legge 10/02/1992, n. 164, aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione varietale:
Marzemino (Berzamino) minimo 30%
Barbera minimo 30%
Schiava gentile (media o grigia) minimo 10%
Incrocio Terzi n. 1 (Barbera x Cabernet Franc) minimo 10%
Possono concorrere alla produzione di detto vino congiuntamente o disgiuntamente, anche le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Brescia, presenti nei vigneti sino ad un massimo complessivo del 10%.
Art 3
La zona di produzione dei vini a DOC “Cellatica” comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di:
Rodengo Saiano Gussago Cellatica
Collebeato Brescia
In provincia di Brescia.
Tale zona è così delimitata:
a sud – ovest partendo dal ponte sul Fiume Mella in Brescia, località chiamata Ponte Grotte, segue la strada per Cellatica fino a Villa Torricella.
Qui piega verso sud con un’ansa che raccoglie la collina che da Villa Torricella si estende fino a Villa Sant’Anna e a Badia Alta, lambisce il limite pedecollinare fino a Badia Alta e poi, di ritorno, comprendendo la zona del Carretto, ritorna sulla strada di Gussago a quota 139.
Da quota 139 sale fino all’incrocio della Fantasina, da qui prende la vecchia strada per Gussago detta Delle Brine fino al Caporalino.
Prosegue fino al crocevia di Croce, da qui scende verso Case Casotto per seguire il piede del Colle Santo Stefano fino alla frazione Sale.
Risale quindi alla frazione Villa, passa per cascina Pomaro, da qui alla cascina Dordaro che oltrepassa fino ad incontrare la carrareccia che porta sulla strada Gussago – Ronco e segue passando Ronco, Padergnone e Ponte Cingoli fino in prossimità delle scuole dove prende la strada per Delma fino a quota 193.
Da qui segue la carrareccia e la mulattiera fino a quota 228, segue quindi il confine comunale di Rodengo Saiano fino a Monte Valenzano.
A nord, da Monte Valenzano segue il confine del comune di Rodengo Saiano prima, quindi del comune di Gussago fino all’intersezione di questi con il ramo del Torrente Canale che prende avvio in prossimità della località Barche, e scende, seguendolo, sino al Caricatore a quota 293.
Da qui risale attraverso Piè di Monte di Sotto, fino a quota 422, dove continua passando a nord di Quarone di Sopra, quota 694 e si interseca con il confine del comune di Concesio, nei pressi di Dosso Croce.
Ad est, dalla intersezione di questo confine, segue il confine del comune di Concesio attraverso Passo della Forcella, Madonna della Stella, cascina Monte Grande, Monte Peso fino a quota 360. Qui segue la strada che porta a Collebeato e poi ancora, seguendo la strada fino a Ponte Grotte in Brescia.
Art 4
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOC “Cellatica” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le loro specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei ai fini dell’iscrizione all’Albo dei vigneti di cui all’art. 15 della Legge 10/02/1992, n. 164, unicamente i vigneti pedecollinari e collinari di buona esposizione, situati ad un’altitudine non superiore ai 400 metri s.l.m., con esclusione dei terreni pianeggianti, freschi, profondi.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
Sono esclusi i sistemi espansi che sono tuttavia consentiti su particolari sistemazioni del terreno senza alternativa come i terrazzamenti ed i gradoni.
I nuovi impianti ed i reimpianti devono prevedere un minimo di 2.200 ceppi/ettaro fatto salvo i nuovi vigneti piantati con i sistemi Sylvoz o a Pergola, la cui densità non può essere inferiore a 2.000 ceppi/ettaro.
E’ vietata ogni pratica di forzatura, è ammessa l’irrigazione come mezzo di soccorso.
La resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata non deve superare per il vino:
“Cellatica” 11,50 tonn./ettaro
“Cellatica superiore” 10,00 tonn./ettaro
la produzione massima per ceppo non deve in media superare i kg. 6,000 per ceppo.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa deve essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi.
L’eccedenza delle uve, nel limite massimo del 20%, non ha diritto alla denominazione di origine controllata. Oltre tale limite tutta la produzione perde il diritto alla denominazione di origine controllata.
Fermi restando i limiti sopra indicati, la produzione per ettaro in coltura promiscua, deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto al numero delle piante e alla produzione per ceppo.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
“Cellatica” 10,50% vol.
“Cellatica superiore” 11,00% vol.
La regione Lombardia, annualmente, prima della vendemmia, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate e tenuto conto delle condizioni ambientali di coltura, può stabilire un limite massimo delle uve per ettaro inferiore a quello fissato dal presente disciplinare di produzione, dandone immediata comunicazione al Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini e alla C.C.I.A.A. di Brescia.
Art 5
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell’ambito dell’intero territorio dei comuni compresi, in tutto o in parte nella zona di produzione delimitata dall’art. 3.
La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70%. Qualora la resa in vino superi il limite sopra indicato le eventuali eccedenze, purché fino ad un massimo del 6%, non hanno il diritto alla denominazione di origine controllata. Oltre tale limite tutta la produzione perde il diritto alla denominazione di origine controllata.
Nella vinificazione sono ammesse solamente le pratiche enologiche tradizionali, leali e costanti, pur tenendo debitamente conto degli adeguamenti tecnologici e della ricerca, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche qualitative.
La qualificazione “superiore” può essere usata per designare il vino a DOC “Cellatica” proveniente da uve che abbiano un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,00% vol. come previsto dall’art. 4 e che venga immesso al consumo dopo il:
30 Settembre dell’annata successiva a quella della vendemmia.
Art 6
Il vino a DOC “Cellatica” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
limpidezza: brillante;
colore: rosso rubino;
profumo: vinoso, tipico;
sapore: asciutto, sapido, con retrogusto leggermente amarognolo;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 20,0 g/l;
Il vino a d.o.c. “Cellatica” avente diritto alla qualificazione “superiore” all’atto dell’immissione al consumo deve avere:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.;
E’ consentito l’affinamento in botti di legno.
E’ in facoltà del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
Art 7
Alla denominazione di origine controllata “Cellatica” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, riserva, selezionato e similari.
E’ inoltre vietato l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento ad unità amministrative, frazioni, aree e località comprese nella zona delimitata dal precedente art. 3.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
E’ consentita l’aggiunta di indicazioni veritiere tendenti a specificare l’attività dell’imbottigliatore, quali viticoltore, azienda agricola, fattoria, villa, tenuta, castello, abbazia e similari in osservanza alle disposizioni comunitarie e nazionali vigenti in materia.
L’uso dell’indicazione aggiuntiva della “vigna” seguita immediatamente dal relativo toponimo è consentito purché le uve provengano totalmente dai corrispettivi vigneti e siano rivendicate annualmente ed iscritte appositamente come previsto dalla Legge 10/02/1992, n. 164.
Sui contenitori di vino a DOC “Cellatica” deve sempre figurare l’annata di produzione delle uve.
Art 8
I vini a DOC “Cellatica” immessi al consumo in recipienti di capacità compresa tra 0,200 e 5,000 litri, debbono utilizzare soltanto bottiglie di vetro.
Sono vietate per i recipienti fino a 4,500 litri le chiusure con tappo corona o con tappo a strappo.
Il vino a d.o.c. “Cellatica” immesso al consumo con la qualificazione “superiore” deve essere confezionato in bottiglie di capacità non superiore a 0,750 litri, chiuse con tappo di sughero, raso bocca.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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