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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
BIANCO CAPENA
D.O.C.

BIANCO CAPENA
D.O.C.
D.P.R. 19 MAGGIO 1975
Modificato D.P.R. 22/Giugno/1987

Art 1
 La denominazione di origine controllata “Bianco Capena” è riservata al vino bianco che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Art 2
 Il vino a DOC “Bianco Capena” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti dai seguenti vitigni, nella percentuale appresso indicata:
Malvasia di Candia e/o del Lazio e/o Toscana da sole o congiuntamente massimo 55%
Trebbiano toscano e/o romagnolo e/o giallo da soli o congiuntamente minimo 25%
Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve dei vitigni:
Bellone e Bombino (localmente detto uva di Spagna), da soli o congiuntamente, presenti fino ad un massimo del 20%.

Art 3
 Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata che comprende tutto il territorio amministrativo comunale di
Capena
ed in parte quello di
Fiano Romano Morlupo Castelnuovo di Porto
tutti in provincia di Roma.
Tale zona è così delimitata:
dall’incrocio dei confini di Capena e Fiano Romano, sull’ansa del fiume Tevere in località Bufaloria, il limite prende verso nord – ovest lungo il confine di Capena sino ad incontrare, il fosso di Gramiccia, risale tale corso d’acqua sino ad incontrare, dopo circa 900 metri, il sentiero che segue verso nord fino al fosso di Medallo all’altezza della Casaccia, risale tale fosso verso nord – est sino in prossimità della quota 207 quindi segue verso nord – est una retta immaginaria passante per quota 207 e quota 227 (Monte Belvedere) e verso nord sul proseguimento di tale retta raggiunge il sentiero che conduce a quota 221, dopodiché in direzione ovest prosegue lungo il sentiero che successivamente piega verso nord sino a raggiungere la strada per Fiano Romano in prossimità del km. 2,400, prosegue lungo quest’ultima verso nord sino a raggiungere il confine di Civitella San Paolo in prossimità del km. 3,000.
Da qui segue verso ovest il confine comunale di Civitella San Paolo fino ad incrociare quello di Rignano Flaminio e quindi in direzione sud – ovest lungo quest’ultimo fino alla strada che passa ad ovest del Monte Grugnanello, la segue verso sud per la località Vallelunga raggiungendo la strada statale Flaminia in prossimità del km. 31,000, segue poi tale strada, supera il C. Pino e quindi in prossimità della quota 256 piega ad ovest per la strada che attraversa la ferrovia.
Dal punto d’incrocio con la ferrovia segue una linea retta in direzione sud – ovest raggiungendo all’inizio l’impluvio dell’affluente del fosso di S. Antonio che si immette in quest’ultimo in prossimità della località Grotta Pagana a quota 150, segue l’intero corso di tale affluente e poi verso sud per il fosso S. Antonio fino a confluire nel fosso Costa Frigida all’altezza del Monte di Cellano, supera la confluenza per circa 150 metri sino a raggiungere quella del fosso che scorre a nord – est delle macchie di Quartarelle, risale lungo questo corso d’acqua e raggiunge il km. 27,000 della via Flaminia.
Dal km. 27,000 prosegue verso Roma per un breve tratto fino ad incontrare la strada, che segue in direzione est, per Monte Cardeto e quindi verso sud – est per il sentiero che raggiunge l’affluente del fosso di Chiarano, segue tale corso d’acqua e quindi lo stesso fosso
di Chiarano in direzione nord sino ad incrociare l’affluente che discende dal Monte La Pera, proseguendo verso est per tale affluente e poi, in direzione sud, per il sentiero che costeggia ad ovest ed a sud Monte Fischio, sino ad incrociare la strada che passa ad est di Monte Fischio; prosegue per questa strada verso sud sino al confine comunale di Riano, quindi lungo questi in direzione sud – est raggiunge la strada per Fiano Romano in prossimità del km. 12,000 e lungo la medesima verso nord – est sino ad incrociare il confine comunale di Capena.
Prosegue verso sud – est lungo quest’ultimo e poi verso nord raggiungendo il confine comunale di Fiano Romano da dove è iniziata la delimitazione.

Art 4
 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOC “Bianco Capena” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
E’ vietata ogni pratica di forzatura.
La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino a DOC “Bianco Capena”, in vigneti a coltura specializzata, non deve essere superiore a:
16,00 tonnellate/ettaro
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro in coltura promiscua deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie coperta dalla vite.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo.
La regione Lazio, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in anno, prima della vendemmia, può stabilire un limite massimo di produzione uva pe ettaro inferiore a quello sopra indicato dandone immediata comunicazione al Ministero delle politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 70%.
Qualora la resa uva/vino superi il limite sopra riportato l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata.

Art 5
 Le operazioni di vinificazione per il vino di cui all’articolo 1 devono essere effettuate nell’interno della zona di produzione delle uve delimitata dal precedente articolo 3.
Tuttavia tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio dei comuni anche se solo in parte compresi nella zona di produzione delle uve.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
10,50% vol.
nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.

Art 6
 Il vino a DOC “Bianco Capena”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
Bianco Capena secco:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
profumo: leggermente aromatico, fine, caratteristico, gradevole;
sapore: secco, morbido, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
zuccheri riduttori massimo: 4,00 g/l;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto secco netto minimo: 16,00 g/l;
Bianco Capena amabile:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
profumo: leggermente aromatico, fine, caratteristico;
sapore: amabile, caratteristico, gradevole;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
zuccheri riduttori minimo: 4,00 g/l;
zuccheri riduttori massimo: 20,00 g/l;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto secco netto minimo: 16,00 g/l;
E’ in facoltà del Ministero delle politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini di modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.

Art 7
Il vino a DOC “Bianco Capena” che le uve abbiano un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
11,50% vol.
e venga immesso al consumo con un titolo alcolometrico volumico totale minimo di:
12,00% vol.
può portare in etichetta la qualificazione “superiore”.
Sulle bottiglie ed altri recipienti contenenti il vino a DOC “Bianco Capena” designato con la qualifica aggiuntiva “superiore” deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
Per altri tipi tale indicazione è facoltativa ma deve, comunque, essere documentata.

Art 8
 Alla DOC “Bianco Capena” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, riserva, selezionato e similari.
Le indicazioni relative al contenuto di zuccheri riduttori “secco o asciutto” e “amabile” debbono sempre figurare in etichetta.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, aree, fattorie, zone e località comprese nella zona di produzione delle uve delimitata dal precedente articolo 3 e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino, così qualificato è stato ottenuto.

Art 9
 Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo con la DOC “Bianco Capena” vino che non risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione è punito a norma dell’art. 28 del D.P.R. 12/Luglio/1963 n. 930.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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