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DISCIPLINARI DI PRODUZIONE
"ARCOLE" DOC

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA "ARCOLE" - Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana del 13/09/2000

Art.1. La denominazione di origine controllata "Arcole" è riservata ai vini che corrispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie: "Arcole" bianco (anche nella versione spumante), "Arcole" rosso (anche nella versione "novello"), "Arcole" Garganega, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay (anche in versione frizzante), Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet.
I vini a denominazione di origine controllata "Arcole", con il riferimento al nome del vitigno, devono essere prodotti esclusivamente da vigneti piantati in terreni tendenzialmente sabbiosi all'interno dell'area di produzione di cui all'art.3, lettera b). La menzione "riserva" è riservata alle tipologie "Arcole" Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet.

Art.2. I vini a denominazione di origine controllata "Arcole" con uno dei seguenti riferimenti Garganega, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay (anche in versione frizzante), Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet Sauvignon e/o Carmenére) devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti coltivati in ambito aziendale, con i corrispondenti vitigno per almeno l'85%.

Art. 3. a) La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Arcole” comprende: provincia di Verona l’intero territorio dei comuni di: Arcole, Cologna Veneta, Albaredo d’Adige, Zimella, Veronella, Zevio, Belfiore d’Adige, e parzialmente il territorio dei comuni di Caldiero, San Bonifacio, Soave, Colognola ai Colli, Monteforte, Lavagno, Pressana, Vago e San Martino B.A., e in provincia di Vicenza gli interi territori comunali di Lonigo, Sarego, Alonte, Orgiano, Somano.
L’area è così delimitata: a partire dal Km 322 della strada statale il, il limite segue verso ovest la suddetta strada in direzione di Caldiero intersecando il territorio comunale di Soave e Colognola ai Colli, per piegare a sud seguendo l’unghia di collina dei monti Rocca e Gazzo sopra la quota 40 e ritornando verso nord sulla ss. 11. Da qui il limite prosegue verso ovest lungo la ss. 11 fino ad incrociare in territorio di Lavagno l’autostrada Serenissima che segue in comune di San Martino B.A. fino alla località Mulino Vecchio, da qui continua verso Sud lungo il confine comunale di San Martino B.A. fino in prossimità della località Pontoncello dove segue il confine del comune di Zevio per tutto il suo sviluppo
a Sud del paese e raggiungendo a Porto della Bova il confine comunale di Belfiore; lo segue lungo l’Adige verso Albaredo fino alla località Moggia.
Da qui si dirige verso est lungo il confine comunale di Albaredo fino a raggiungere il confine comunale di Veronella in località Boschirolle e da qui proseguendo lungo il Dugale Ansòn per dirigersi verso nord alla località Gallinara, quindi di nuovo ad est lungo il Dugale Gatto per raggiungere verso Nord il confine comunale di Cologna Veneta. La delimitazione segue quindi il confine comunale di Cologna Veneta passando per la località Pra fino a congiungersi col confine comunale di Pressana sul fiume Fratta che segue la direzione sud-est oltrepassando la strada ferrata in disarmo e la località Ponte Rosso.
Prosegue lungo tale linea fino ad incontrare il confile comunale fra Pressana e Minerbe; percorre quindi tale delimitazione fino a collegarsi con il confine provinciale padovano in località Rovenega. Si dirige quindi lungo questo confine provinciale delimitando prima la via Rovenega, poi la via Argine Padovano, quindi via Argine Padovano, entrando nel comune di Rovereto di Guà, oltrepassa la località Caprano fino ad incontrare il fiume Guà.
Il limite prosegue quindi lungo il fiume Guà in direzione nord-ovest fino ad intersecare il confine comunale fra Rovereto di Guà e Cologna Veneta in località Boara. Da qui viene seguito il confine del comune di Cologna verso est fino alla località Salboro, dirigendosi quindi verso nord-ovest, lungo il confine provinciale con Vicenza sino presso S. Sebastiano e passando dalla località Orlandi e proseguendo a nord fino allo scoio Ronego ed al confine del comune di Orgiano. Da qui lungo lo scolo Alonte il limite si dirige verso est passando per Case Como per raggiungere il confine comunale di Sossano passando per la località Pozza fino al Ponte Sbuso. Da qui si dirige a nord passando per la località Termine, quindi Ponte Mario fino a raggiungere lo scolo Fiumicello e da qui dirigendosi per breve tratto verso nord e quindi verso est, sempre lungo il confine comunale di Sossano, passando per la località Campagnola e quindi alla località Pozza. Da qui il confine ridiscende verso sud passando dalla località Fontanella, quindi Pontelo fino al confine comunale di Orgiano che segue verso nord lungo lo scolo Liona, per piegare a est passando dalla località Dossola fino al confine comunale di Alonte che segue per breve tratto verso nord fino al confine comunale di Lonigo. Presso il monte Crearo si congiunge col confine comunale di Sarego che segue verso nord passando per la località Giacomelli raggiungendo infine il fiume Bredola che costeggia verso sudest per poi continuare verso nord passando per la località Canova e Navesella.
Da qui il confine comunale di Sarego prosegue verso est passando per la località Frigon basso e la località Muraro dove si ricongiunge al confine comunale di Lonigo. Questo viene seguito verso Nord fino alla ferrovia Milano-Venezia che costeggia fino alla località Dovaro per poi proseguire a nord e piegare verso est in prossimità della s.s. 11, passando per Ca Bandia fino alla località Ciion per poi dirigersi verso sud-est e raggiungendo il confine comunale di San Bonifacio in località Fossacan. Da qui la delimitazione continua verso nord lungo il confine provinciale tra Verona e Vicenza fino alla s.s. 11 a Torri di Confine e continuare verso nord fino all’autostrada Serenissima. Questa viene seguita verso ovest intersecando il torrente Aldegà ed entrando in comune di Monteforte per proseguire sempre lungo l’autostrada fino alla strada per San Lorenzo che segue verso Sud fino a raggiungere la strada statale 11 vicino al ponte sul torrente Alpone in prossimità dello zuccherificio di San Bonifacio. La s.s. 11 viene seguita infine verso ovest fino al punto di partenza al Km. 322.

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b) La zona di produzione dei vini che fanno riferimento al nome di vitigno di cui all’art. 2, comma 1, comprende in parte, il territorio amministrativo dei comuni di: Arcole, Albaredo d’Adige, Belfiore, Cologna Veneta, San Bonifacio, Veronella e Zimella. Tale zona è così delimitata: a partire dal comune di San Bonifacio all’altezza di Km 322 della s.s. 11 il limite segue il confine comunale di San Bonifacio in direzione ovest fino al centro abitato di Castelletto, dove si inserisce a sud sulla strada provinciale di San Lorenzo per Belfiore. Prosegue per le località di fornace ceramica, Mozzele di Sopra incrocia lo scolo Sereghetto che costeggia ad ovest, fino all’altezza del cimitero di Belfiore, si immette sulla strada provinciale delle Terme e verso sud la segue per un breve tratto sino alla località Casoni. Dopo il santuario della Madonna della Strà, devia a sud-est, lungo via Argine Maronari, passa per il centro, abitato di Belfiore dove ritorna nella strada provinciale di San Lorenzo n. 39.
La prende a sud, passa la chiesa dei SS. Vito e Modesto il casello n.2 del consorzio di bonifica Zerpano; le località Pascolone, la Macchina, Casino di Bionde, Torrion di Bionde incontra il canale Fossa Lunga e lo costeggia a nord fino al ponte Canale. Di qui prosegue a sud-est per la strada che porta in località la Casona entra nella corte imbocca la carrareccia che per Ponte Rotto si immette sulla strada Bassa.
Il limite prosegue verso sud sulla strada Salgarello fino al confine con il comune di Arcole, lo segue verso nord-est fino ad incrociare la strada campestre che porta in località la Fabbrica sale l’argine del torrente Alpone che costeggia a sud sino alla Guglia della Battaglia di Arcole, passa il ponte a est entra nel centro abitato di Arcole e attraverso via Rosario, via Pagnego si immette in via Padovana.
La percorre per un breve tratto verso sud e in località il Miracolo segue la s. p. Legnaghese passa per Desmontà e dopo il cimitero di Albaredo D’Adige, a livello del tabernacolo della Madonna dell’Assunta prende ad est la strada per Santa Lucia.
Dopo il centro abitato di Santa Lucia, in località Palanetto piega a nord, al capitello di San Antonio prosegue verso est, passa per la Campagnola arriva nell’abitato di Veronella dove incrocia in prossimità della località Strà il confine comunale di Cologna Veneta. Lo segue verso sudest fino ad intersecare la strada ferrata in disarmo, che costeggia verso nord-est passando per la stazione Veneta e attraversa il fiume Guà.
A livello del casello di San Felice lascia la ferrovia piega a sud-est prendendo la strada per San Andrea, Prova, Suppiavento con località Colombarone segue, verso nord, il confine con la provincia di Vicenza fino alla strada Agugliano San Sebastiano che segue verso nord-ovest, per San Sebastiano, dove supera il casello della ferrovia, a livello della cabina Enel di San Sebastiano prende a nord e attraversa la strada Buche di Maggio. Si immette sulla strada comunale che verso ovest porta a Baldaria passando per la Conca, supera il centro abitato di Baldaria incrocia la s.s. 500, che risale a nord per un breve tratto, per piegare ad est e attraversare il fiume Guà, sul ponte che si immette sulla s.p. Nuova Padovana.
La percorre in direzione San Bonifacio, fino al ponte sul fiume Togna, che costeggia a nord fino ai confini con la provincia di Vicenza. La delimitazione sale quindi lungo il confine del vicentino incontrando dopo il territorio di Zimella, quello di San Bonifacio e dopo Torre di Confine giunti a nord sull’autostrada Serenissima, la segue verso ovest fino al ponte sul fiume Aldegà, dove prosegue verso ovest seguendo il confine comunale di San Bonifacio, fino ad intersecare la strada per San Lorenzo che segue verso sud fino al ponte sul fiume Alpone in prossimità dello zuccherificio di San Bonifacio e da qui verso ovest lungo la S.S. 11, fino al punto di partenza.


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Art. 4. Le condizioni ambientali di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Arcole” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche. I terreni devono presentare composizione argillosa o argilloso – sabbiosa.
Per la produzione dei vini indicati con la specificazione, del nome di vitigno i terreni devono presentare una granulometria prevalentemente sabbiosa.
Sono pertanto da considerarsi esclusi ai fini dell’iscrizione all’albo dei vigneti, quelli ubicati in terreni di natura morbosa, limosa o eccessivamente umidi e fertili. Le viti devono essere allevate esclusivamente a spalliera semplice o doppia, ad esclusione della varietà Garganega per la quale è consentita l’uso della pergola semplice o doppia, o della pergoletta aperta. Per vigneti piantati prima dell’approvazione del presente disciplinare e non allevati a spalliera, è consentita l’iscrizione agli albi anche dei vigneti per un periodo massimo di quindici anni. Trascorso tale periodo, i vigneti di cui al paragrafo precedente saranno automaticamente cancellati dai rispettivi albi.
E’ fatto obbligo nella conduzione delle pergole la tradizionale potatura, a secco ed in verde, che assicuri l’apertura della vegetazione nell’interfila.
E’ fatto obbligo per tutti i vigneti piantati dopo l’approvazione del presente disciplinare, qualsiasi sia la varietà coltivata, un numero di ceppi per ettaro non inferiore a 3.500, ad esclusione della varietà Garganega per la quale il numero di ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.000. I sesti d’impianto, le forme d’allevamento ed i sistemi di potatura, devono essere comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
E’ vietata ogni pratica di forzatura; è tuttavia consentita l’irrigazione di soccorso. La produzione massima di uva per ettaro in coltura specializzata delle varietà di viti destinate alla produzione dei vini di cui all’art. 2 e i rispettivi titoli alcolometrici volutici naturali minimi sono i seguenti:

VITIGNO PROD.MAX-UVA/HA TONN. TITOLO ALC. VOL. NAT. MINIMO
Garganega 16 9,50
Pinot 13 10,00
Pinot grigio 13 10,00
Chardonnay 14 10,00
Merlot 15 10,00
Cabernet 14 10,00
Cabernet Sauvignon 14 10,00

Le uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernets qualora siano destinate, alla produzione di vini designati con il termine <<riserva>> devono presentare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,00% e una produzione di uva per ettaro di 12 tonn. per ettaro.
Le uve dei vini destinati alla produzione dei vini spumanti potranno avere un titolo alcolometrico volumico minimo naturale inferiore dello 0,5% rispetto a quello sopra specificato, purché la destinazione delle uve atte ad essere elaborate, venga espressamente indicata nella denuncia annuale delle uve.
In annate con andamenti climatici particolarmente sfavorevoli è ammessa, con provvedimento della regione
Veneto, adottato secondo le procedure di cui all’art. 10 della legge n. 16411992, ed al successivo paragrafo 12, la riduzione del titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve destinate alla produzione dei vini di cui alla presente denominazione.
Nelle annate favorevoli quantitativi di uva ottenuti da destinare alla produzione del vino a denominazione di origine controllata <<Arcole>>, devono essere riportati nei
limiti di cui sopra purchè la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermo restando i limiti resi uva/vino per i quantitativi di cui trattasi. La regione Veneto con proprio decreto, su proposta del comitato vitivinicolo regionale n. 55 dell’8 maggio 1985, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in anno, prima della vendemmia può stabilire limiti massimi di produzione o di utilizzazione di uve per ettaro per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> inferiore a quelli fissati dal presente disciplinare, dandone immediatamente comunicazione al Ministero per le politiche agricole e forestali ed al comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
I rimanenti quantitativi fino al raggiungimento del limite massimo previsto dall’ottavo comma del presente articolo, saranno presi in carico per la produzione di vino da tavola o vino a indicazione geografica tipica se ne hanno le caratteristiche.


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Art. 5. Le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> devono essere effettuate all’interno dei comuni compresi totalmente o parzialmente nella zona di produzione delimitata rispettivamente nel precedente art. 3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.
E’ consentito l’arricchimento, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, con mosto concentrato rettificato oppure con mosto concentrato se proveniente da uve prodotte nei vigneti iscritti negli albi dei vigneti, oppure a mezzo concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite.
E’ ammessa la colmatura dei vini di cui all’art. 2, in corso di invecchiamento obbligatorio, con vini aventi diritto alla stessa denominazione di origine controllata, di uguale colore e varietà di vite e della stessa annata di produzione, per non oltre il 5% per la complessiva durata dell’invecchiamento.
La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70% per tutti i vini. Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non il 75 %, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione d’origine controllata per tutta la partita.
I mosti ed i vini idonei alla produzione del vino <<Arcole>> bianco nel rispetto di quanto disposto dal presente disciplinare, possono essere utilizzati per produrre vini spumanti ottenuti secondo le metodologie di elaborazione previste dalle normative nazionali e comunitarie.
I mosti ed i vini idonei alla produzione di vino <<Arcole>> Chardonnay nel rispetto di quanto disposto dal presente disciplinare, possono essere utilizzati per produrre vini frizzanti ottenuti secondo le metodologie di elaborazione previste dalle normative nazionali e comunitarie.
La elaborazione dei vini spumanti e frizzanti deve avvenire solo all’interno del territorio della regione Veneto. I vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> Cabernet Sauvignon Cabernet e Merlot, designati con la qualifica <<riserva>> devono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno due anni, di cui almeno tre mesi in botti di legno a partire dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve.
Art. 6. I vini di cui all’art. 1 all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
<<Arcole>> Pinot Bianco; colore: giallo paglierino; odore: fine caratteristico, tendente al fruttato;sapore: asciutto, talvolta morbido, vellutato, armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 16 g/l;
<<Arcole>> Chardonnay: colore: giallo paglierino; odore: fine caratteristico, elegante; sapore: asciutto, talvolta morbido e fine; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 16 g/l;
<<Arcole>> Chardonnay frizzante: colore: giallo paglierino tendente, a volte, al verdognolo, brillante; odore: vinoso con caratteristico profumo intenso e delicato; sapore: di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol. acidità totale minima: 5,5 g/l; estratto secco netto minimo: 15 g/l;
<<Arcole>> Pinot grigio: colore: da giallo paglierino ad ambrato, talvolta con riflessi ramati; odore: delicato, caratteristico, fruttato; sapore: asciutto, armonico, caratteristico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11 % vol.; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 15 g/l;
<<Arcole>> Garganega: colore: giallo paglierino tendente al verdognolo; odore: vinoso con caratteristico profumo intenso e delicato; sapore: asciutto, leggermente amarognolo, acidulo; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol.; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 18 g/l;
<<Arcole>> Merlot: colore: rosso rubino se giovane, tendente al granato se invecchiato; odore: vinoso piuttosto intenso caratteristico; sapore: asciutto leggermente amarognolo; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol., e 12% vol. nella versione riserva;
acidità totale minima: 4,5 g/l; estratto secco netto minimo: 18 g/l e 22 g/l nella versione riserva;
<<Arcole>> Cabernet Sauvignon: colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; odore: vinoso caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
sapore: asciutto, armonico, austero e vellutato se invecchiato; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol., e 12% vol. nella versione riserva; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 20 g/l e 22 g/l nella versione riserva;
<<Arcole>> Cabernet: colore: rosso rubino carico, talvolta tendente al granato; odore: gradevole, con profumo più intenso se invecchiato; sapore: asciutto, armonico, vellutato se invecchiato; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol., e 12% vol. nella versione riserva; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 20 g/l e 22 g/l nella versione riserva;
<<Arcole>> bianco: colore: giallo paglierino a volte tendente al verdognolo; odore: vinoso con caratteristico profumo intenso e delicato; sapore: asciutto, di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5 vol.; acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 15 g/l;
<<Arcole bianco>> spumante: spuma: fine e persistente; colore: giallo paglierino più o meno intenso; odore: caratteristico, leggermente fruttato; sapore: sapido, caratteristico, delicato, nei tipi extra brut, brut, extra dry, dry, abboccato e dolce; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol.; acidità totale minima: 5,5 g/l; estratto secco netto minimo: 15 g/l;
<<Arcole>> rosso: colore: rosso rubino; odore: vinoso, intenso e delicato; sapore: asciutto di medio corpo e armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol.;
acidità totale minima: 5 g/l; estratto secco netto minimo: 20 g/l;
<<Arcole>> novello: colore: rosso rubino chiaro; odore: vinoso intenso fruttato caratteristico con sentore di ciliegia; sapore: asciutto, sapido, leggermente acidulo; zuccheri riduttori residui massimo: 6 g/l; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11 % vol.; acidità totale minima: 5,5 g/l; estratto secco netto minimo: 17 g/l.

I vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> di cui al presente articolo possono essere elaborati, secondo pratiche tradizionali, anche in recipienti di legno; in tal caso possono essere caratterizzati da leggero sentore di legno. E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti dell’acidità e dell’estratto secco.


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Art. 7. I vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet ottenuti da uve con una produzione per ettaro di dodici tonnellate aventi un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 11%, qualora vengano sottoposti ad un periodo di invecchiamento di almeno due anni, di cui almeno tre mesi in botti di legno, possono portare in etichetta la qualificazione aggiuntiva di <<riserva>>, purché le relative partite siano specificate nella dichiarazione del raccolto come <<destinate a riserva>>. Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Art. 8. Nella presentazione e designazione dei vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> nelle varie tipologie, è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi <<extra>>, <<fine>>, <<scelto>>, <<selezionato>> e similari. E’ consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore.
Il riferimento alle indicazioni geografiche o toponomastiche di unità amministrative, frazioni, aree, zone, località, dalle quali relativamente provengono le uve, è consentito soltanto in conformità al disposto decreto ministeriale 22 aprile 1992.
Le menzioni facoltative esclusi i marchi e i nomi aziendali possono essere riportate nell’etichettatura soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la denominazione di origine del vino, salve le norme generali più restrittive.
Nella designazione della tipologia riserva deve figurare obbligatoriamente l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.

Art. 9. Per i vini a denominazione di origine controllata <<Arcole>> immessi al consumo in contenitori fino a 5 litri, è obbligatorio l’utilizzo delle tradizionali bottiglie di vetro ed è fatto divieto di usare chiusure di tipo: corona, strappo, vite e similari. Qualora i vini siano confezionati in bottiglie di contenuto nominale compreso tra lo 0,375 ed i 5 litri, è obbligatorio l’uso del tappo raso bocca, salvo che per le bottiglie fino a 0,375 litri per le quali è consentito l’uso del tappo a vite.
La tappatura dei vini frizzanti e spumanti deve essere conforme alla normativa vigente

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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